Accedi  ai  nostro  corsi ONLINE Studia comodamente nei tempi e
negli  orari  che  preferisci !
Se non sei in possesso della password  contattaci

 

NORMATIVA

Legge n.425 del 10 novembre 1997 Disposizioni per la riforma degli esami di Stato conclusivi dei corsi di studio di istruzione secondaria superiore
Decreto del Presidente della Repubblica 23 luglio 1998, n. 323 Regolamento degli esami di Stato conclusivi dei corsi di studio di istruzione secondaria superiore
Decreto Ministeriale 12 novembre 1998, n. 452 Individuazione delle tipologie di esperienze che danno luogo ai crediti formativi
Ordinanza Ministeriale n. 38  dell'11 febbraio 1999 Istruzioni e modalità organizzative ed operative per lo svolgimento degli esami di Stato conclusivi dei corsi di studio di istruzione secondaria superiore nelle scuole statali e non statali. Anno scolastico 1998/99
Decreto 3 novembre 1999, n.509 Regolamento recante norme concernenti l'autonomia didattica degli atenei credito universitario
Decreto Ministeriale. n.49 del 24 febbraio 2000 Individuazione delle tipologie di esperienze che danno luogo a crediti formativi
Ordinanza Ministeriale n. 43 dell’11 aprile 2002 Istruzioni e modalità organizzative ed operative per lo svolgimento degli esami di Stato conclusivi dei corsi di studio di istruzione secondaria superiore nelle scuole statali e non statali.
Decreto Ministeriale. n.42 del 22 maggio 2007 Modalità di attribuzione del credito scolastico e di recupero dei debiti formativi nei corsi di studio di istruzione secondaria superiore
Decreto Ministeriale. n.99 del 16 dicembre 2009 Criteri per l’attribuzione della lode nei corsi di studio di istruzione secondaria superiore e tabelle di attribuzione del credito scolastico

 

   

 

 Il credito formativo è un punteggio che viene attribuito a ciascun alunno frequentante il triennio della scuola secondaria di secondo grado e che insieme al credito scolastico concorre ad aumentare il punteggio finale agli esami di stato. Il credito formativo prende in considerazione tutte le attivita extra-scolastiche (Corsi di Informatica, Corsi di inglese, Sport, Volontariato, Lavoro etc...) svolte dagli studenti all'interno o al di fuori dell'istituzione scolastica. Il credito formativo, se abbastanza elevato, aiuta lo studente ad ottenere il punteggio maggiore nelle bande di oscillazione del credito scolastico, basato sulla media dei voti e sul rendimento scolastico

 

 

 

 

 Il credito formativo universitario (spesso abbreviato in CFU) è una modalità utilizzata nelle università italiane per misurare il carico di lavoro richiesto allo studente.

Ad ogni esame universitario è infatti associato un certo numero di CFU, che ne stimano l'impegno richiesto; convenzionalmente 1 CFU è pari a 25 ore di lavoro (indipendentemente se questo sia svolto come studio personale o come frequenza a laboratori o lezioni). Per conseguire la laurea occorrono 180 CFU; per la laurea magistrale 300 (di cui, eventualmente, 180 di laurea e 120 della anteriormente denominata 'laurea specialistica').

Introdotti con la riforma dell'università del 1999 (D.M. 509/99), i crediti sostituiscono la tradizionale differenza esistente tra "annualità" e "semestralità", oltre a consentire una semplificazione al riguardo del riconoscimento di esami sostenuti in altre università italiane o europee (ad esempio nell'ambito del programma Erasmus): i crediti sono infatti trasferibili attraverso il sistema "ECTS" (European Credit Transfer System).

Uno degli scopi dell'introduzione dei crediti formativi era favorire la mobilità di studenti e ricercatori in Italia e all'estero. La normativa italiana in merito al trasferimento del corso di studi è rimasta al contempo invariata: è prevista la convalida d'ufficio, da parte delle segreterie studenti, degli esami sostenuti che hanno nome identico nell'università di origine e destinazione. Per le altre annualità sostenute, delibera il Consiglio di Facoltà, eventualmente richiedendo allo studente copia del programma degli esami.

Con il nuovo ordinamento e l'autonomia universitaria, molti corsi di laurea hanno cambiato nome e programmi di numerosi esami. Senza l'introduzione di macroaree di esami, che li rendano comparabili fra differenti università, aumentano le probabilità per gli studenti di non vedere riconosciuto in altri atenei il proprio impegno universitario, e di dover sostenere un considerevole numero di esami in aggiunta.

I crediti formativi possono essere acquisiti non solo sostenendo gli esami: le diverse facoltà possono determinare il riconoscimento dei crediti ottenuti tramite attività lavorativa, stage o altro.

Correlato al concetto di credito formativo vi era quello di debito formativo: la riforma prevedeva un'alta elasticità nel passaggio, al conseguimento della laurea, ad un diverso corso di laurea magistrale; ad esempio, era possibile conseguire una laurea in ingegneria gestionale e iscriversi ad un corso di laurea in ingegneria meccanica. In tale passaggio, i Consigli di Corso di Studio possono determinare l'attribuzione di un debito formativo pari ad un certo numero di crediti. Lo studente era quindi tenuto a sostenere più esami, superando la canonica soglia dei 120 CFU. Tale possibilità è stata poi eliminata dai cosiddetti decreti Mussi, ma esistono nuove procedure per accedere al corso di laurea magistrale senza aver ancora conseguito la laurea triennale.

 

 

 

Il nuovo esame di Stato

Il vecchio esame di Maturità è stato definitivamente messo da parte per lasciare il posto al nuovo esame di Stato. 

Anche se molti continuano a chiamarlo "Maturità", questo esame non si configura più come "Maturità", perché non viene più giudicato il grado di maturità raggiunto dagli allievi alla fine del ciclo di studi superiori, bensì il livello di competenze acquisite.

Cambiamento dunque non solo formale, bensì sostanziale (almeno nelle intenzioni).

Gli studenti che attualmente frequentano l’ultimo anno delle scuole superiori sono i primi ad affrontare una prova ormai consolidata.

Queste in sintesi le principali novità:

Gli allievi si presentano all’esame non più con i giudizi analitici degli insegnanti delle singole discipline, né con il giudizio sintetico da cui erano messe in luce le capacità, le attitudini, l’interesse manifestati dal ragazzo nel corso del triennio, bensì con un punteggio, il famoso "credito".

Tale credito è costituito dalla somma dei crediti scolastici e dei crediti formativi accumulati nell’arco degli ultimi tre anni.

  • Il credito scolastico è calcolato in base alla media dei voti ottenuti alla fine di ogni anno scolastico ed è attribuito dal Consiglio di Classe in sede di scrutinio di fine anno;

  • il credito formativo è calcolato in base alla attività che ogni allievo svolge al di fuori dell’ambito scolastico. Tali attività devono essere certificate da un Ente qualificato e tra esse rientrano attività sportive a livello agonistico, attività di volontariato, un lavoro, la patente di informatica e ogni altra attività considerata degna di essere presa in considerazione dalla scuola di appartenenza.

Attenzione, però! Il credito formativo non può far superare all’allievo la fascia di punteggio in cui lo colloca la sua media scolastica!

La tabella dei voti e le fasce di oscillazione sono state stabilite dal Ministero in questi termini:

Media dei voti finali

Punteggio del credito scolastico

1° anno

2° anno

3° anno

M = 6

2-3

2-3

4-5

6 < M = 7

3-4

3-4

5-6

7 < M = 8

4-5

4-5

6-7

8 < M = 10

5-6

5-6

7-8

Se dunque un allievo del primo anno del triennio ha conseguito la media finale di 6,7, anche se avrà molti crediti formativi, non potrà ottenere più di 3 punti, il massimo consentito dalla sua fascia di appartenenza in base ai voti finali.

Se poi l’allievo alla fine dell’anno avrà contratto un debito in qualche disciplina (non avrà cioè raggiunto la piena sufficienza), anche se la sua media finale corrisponde a 6,7, non potrà ottenere più di 2 punti, anche se esibirà una lunga serie di attività extrascolastiche che potrebbero farlo accedere al credito formativo. 

Tuttavia, se nel corso dell’anno successivo l’allievo salderà il suo debito superando le prove specifiche stabilite dai singoli Istituti, gli potrà essere attribuito, in sede di scrutinio finale, il punto perso l’anno precedente.

Insomma, i tanto decantati crediti formativi contano al massimo 1 punto e talvolta nemmeno quello! Ciò che conta è la media matematica dei voti, che rispecchia l’effettivo andamento scolastico, come d’altra parte è giusto che sia.

Infatti quella del credito formativo è fra le novità più discutibili dell’attuale esame di Stato, sia perché si presta ad interpretazioni a dir poco soggettive (non mancano allievi che pretenderebbero di far valutare come crediti formativi corsi di aerobica o simili), sia perché oggettivamente conta proprio poco. Basta che un allievo frequenti con assiduità le lezioni e si è già procurato in questo modo un arrotondamento del credito. Senza contare il fatto che talvolta il pudore gioca a sfavore proprio dei ragazzi più meritevoli: l’esperienza del nuovo esame, per quanto breve, ha già visto diversi casi di studenti che rinunciano al credito formativo perché "si vergognano" di certificare ed esibire le proprie attività di volontariato, appunto perché svolte con umiltà e spirito di sacrificio.

 

Dunque ogni studente si presenta all’esame con un credito che oscilla tra un minimo di 8 punti e un massimo di 20 punti.

 

Attenzione poi a questa regola fondamentale:

 

15 punti sono il minimo per poter accedere al bonus (di un massimo di 5 punti) che la commissione esaminatrice può assegnare agli studenti particolarmente meritevoli, purché abbiano totalizzato nelle prove d’esame un punteggio minimo di 70 punti.

 

E adesso cerchiamo di chiarire come si guadagnano i punti nelle prove d’esame.

 

Le prove scritte

Sono tre ed in ciascuna di esse si possono ottenere al massimo 15 punti (la sufficienza è valutata con 10 punti), per un totale massimo di 45 punti (la sufficienza corrisponde a 30 punti).

Prima prova:

corrisponde al tema di Italiano, ma all’allievo sono proposte più possibilità:

  1. analisi e commento di un testo (letterario o no) in prosa o in poesia;

  2. redazione di un testo personale sotto forma di recensione, saggio breve, lettera, articolo di giornale;

  3. trattazione di un argomento storico appartenente al programma dell’ultimo anno;

  4. trattazione di un tema culturale di carattere generale.

 

Seconda prova:

verte su una delle discipline caratterizzanti il corso di studio "per le quali le disposizioni in materia di sperimentazione prevedono verifiche scritte, grafiche o scrittografiche".

 

Terza prova:

costituisce la novità più discussa di questo esame, in quanto il candidato deve rispondere a domande sul programma di un massimo di cinque discipline oggetto del piano di studi dell’ultimo anno. Essa è una prova multidisciplinare.

La tipologia della prova non è unica per tutti né è scelta dal Ministero come il testo della prima e della seconda: pertanto ogni Commissione organizza tale prova tenendo conto della specificità dell’indirizzo di studi e della pratica didattica adottata, quale emerge dal documento del Consiglio di classe: in altre parole, seguendo la tipologia su cui gli allievi delle singole classi si sono esercitati maggiormente durante l’anno scolastico.

Le tipologie sono le seguenti:

  1. trattazione sintetica di argomenti: domande specifiche relative a un testo o trattazione di un argomento significativo, anche pluridisciplinare, con un limite di parole indicato dalla Commissione. Si prevedono non più di 5 argomenti per la trattazione sintetica;

  2. quesiti a risposta singola: riguardano più materie e sono previsti da 10 a 15 quesiti su cui i candidati devono fornire una risposta elaborata personalmente non superando il limite di parole indicato dalla Commissione;

  3. quesiti a risposta multipla: di ogni quesito vengono fornite più risposte possibili, fra le quali il candidato deve scegliere quella, a suo giudizio, esatta. Sono previsti da 30 a 40 quesiti a risposta multipla (la cosiddetta "prova con le crocette");

  4. problemi a soluzione rapida: non più di 2 problemi scientifici la cui soluzione non richieda calcoli complessi;

  5. casi pratici e professionali: non più di 2;

  6. sviluppo di progetti: 1 progetto soltanto.

 

La prova orale: il colloquio

Dovrebbe avere una durata indicativamente di 50 minuti ed è articolato in tre fasi:

  1. un percorso tematico elaborato, anche in forma multimediale, dal candidato su un argomento da lui scelto (tempo previsto: indicativamente 20 minuti);

  2. una discussione su argomenti proposti dai singoli commissari a titolo di approfondimento (tempo previsto: indicativamente 20 minuti); lo spirito di questa discussione, finora disatteso nella maggior parte dei casi, dovrebbe essere rigorosamente anti-nozionistico, e questo spazio non dovrebbe essere assolutamente vissuto come l'occasione per i vari commissari di effettuare una estemporanea "interrogazione" sulle singole materie: sarebbe anzi auspicabile, a detta degli ispettori ministeriali, che un solo commissario gestisse questa sorta di colloquio multidisciplinare, seguendo un ben preciso filo conduttore;

  3. un breve spazio dedicato alla discussione degli elaborati delle prove scritte (tempo previsto: indicativamente 10 minuti).

N.B.: I punti 2 e 3 possono essere anche cronologicamente invertiti: la discussione degli elaborati scritti può ad esempio fornire lo spunto per gli approfondimenti di cui al punto 2.

Nel colloquio la valutazione può raggiungere un massimo di 35 punti.

La sufficienza è rappresentata da 22 punti.